|
Da “Percussioni”
2006 di Roberto Baruffaldi
Primo lavoro in veste di leader per Mimmo Campanale,
ottimo batterista già ascoltato (tra gli altri) con la
band del chitarrista Nico Stufano. E proprio del bravissimo Stufano
Campanale si “serve” per la realizzazione di questo
Cd in cui figurano anche Maurizio Quintavalle
al contrabbasso e Nicola Andrioli al pianoforte.
L’atmosfera che si respira è essenzialmente acustica,
l’intenzione con cui vengono interpretati i brani è
molto fresca e appartiene a una visione musicale sicuramente attuale,
che rende l’intero Cd di ottimo livello. Di ottima fattura
anche il drumming di Campanale, davvero efficace ed espressivo,
con delle ottime doti di tecnica e musicalità.
Da “Musica Jazz” 2006 di Fabrizio Versienti
A quarantadue anni, venti dei quali trascorsi al servizio dei
leader più diversi, un batterista può legittimamente
pensare di tirar fuori un disco a proprio nome. Pe registrare
i sette brani di “...Of Course!”
l’andriese Campanale (negli anni ottanta
colonna dei Jazzerie e poi con Ottaviano, Santorsola, Stanley
Jordan e altri) ha chiamato intorno a sé musicisti che
hanno condiviso quasi interamente il suo percorso, come Quintavalle
e Stufano, completando il gruppo con
il giovane Andrioli.
La musica che si ascolta (cinque composizioni originali, più
un Coltrane e People di Jule Styne) scorre via all’insegna
dell’entusiasmo e del piacere di suonare, swingante e senz’ombre,
campanale si conferma batterista di vaglia, tecnicamente molto
solido e capace di dirigere il gruppo con autorità. Se
il brano iniziale richiama certe atmosfere alla Weather Report
(Black Market o giù di lì), in Andrea be quiet!
Quintavalle dimostra di non aver perduto la mano che lo rendeva
negli anni ottanta ottimo autore di sigle radiofoniche d’impronta
fusion, e Campanale lo segue sulla stessa strada con Maki Papi!Stufano
firma invece Call 65 – 65, intriso di colori elettrici da
notturno urbano.
Da “Axe” 2006 di Simone Salvatore
Primo disco da leader per il batterista pugliese Mimmo
Campanale. Nella band di “…of course!”
figura un chitarrista, Nico Stufano, che dovrebbe
suggerire qualcosa agli affezionati lettori della nostra rivista.
I compagni di viaggio di Campanale (oltre a Nico) sono Maurizio
Quintavalle al contrabbasso e Nicola Andrioli
al pianoforte, un quartetto che costituisce una specie di dream
team pugliese; ai lettori cercare su internet tutte le loro collaborazioni
fuori e dentro il Jazz.
Il disco, tranne un paio di brani famosi, contiene composizioni
originali, scritte dal leader e dai suoi compagni; si parte con
i sapori mediterranei di Si Kar Bi Si Barak Bi, brano in cui sono
forti le influenze di Zawinul. Da notare il suono fiatistico di
Stufano.
Un bel riff di contrabbasso sostiene l’esuberante Andrea
be quiet!, caratterizzata da un ottimo interplay tra i quattro.
La malinconica Dear Karol… è in trio senza chitarra,
così come people (J. Styne).
La coltraniana Giant Steps riceve un trattamento latin(Metheny
ne aveva proposta una versione concettualmente simile), che stempera
i veloci cambi di armonia per poi aprirsi in un bel fast. Da manuale
il solismo fitto di Stufano, con un’intenzione ficcante
che attraversa melodicamente i changes.
Il chitarrista firma Call 65 – 65, brano che ci piace definire
jazz – rock, per via del suono e della costruzione ostinata.
Dalla penna del batterista il calypso Maki Papi! In 5/4.: notevole
la capacità dei quattro nel rendere apparentemente regolare
il ritmo, suonando senza volerci far sentire per forza la pulsazione
irregolare.
Il lavoro si conclude con la sopracitata People, delicata e sognante,
una ballad da far innamorare le regazze insomma.
Arrivati in fondo al disco ci viene voglia di riascoltarlo e ancor
di più ci stuzzicherebbe l’idea di vedere il quartetto
all’opera dal vivo.
Da "Jazzitalia" 2006 di Alceste Ayroldi
Un lavoro con un batterista come leader ed anche compositore è
sempre un'opera prima. Ciò al di là del fatto che
possa aver preso parte a numerosi lavori ovvero possa aver prodotto
altro."…Of Course!"
è il primo lavoro discografico di Campanale come leader.
Un'impresa che presuppone molto nerbo. Ed il nerbo di un batterista
si sente tutto allorquando riesce a "domare" gli altri
strumenti ed a farne un'orchestra, un combo, strumentale alle
sue affermazioni acustiche e ritmiche.Mimmo Campanale,
batterista pugliese DOC, è riuscito a coedere ogni singolo
strumento ed a farlo convogliare nelle sue strutture armonico-ritmiche.
Un lavoro appassionato che fonde le sonorità migliori e
più veementi del panorama musicale del "tacco d'Italia".L'arguzia
penetrante di Si Kar Bi Si Barak Bi composta – e magistralmente
eseguita – dal giovane pianista brindisino Nicola
Andrioli, apre questo album concedendo i sapori ed i
profumi più mediterranei che si possano ascoltare. Il sostegno
ritmico del contrabbasso dell'eclettico Maurizio Quintavalle
apre alle incursioni armoniche della chitarra di Nico
Stufano ed al piano dello stesso Andrioli. Il brano è
un tessuto cool con tinte arabe. La batteria di Campanale tende
le trame e le sorregge con acume.Andrea be quiet! E' il titolo
del secondo brano, a firma di Quintavalle. E di calmo c'è
ben poco! Le rapsodie cesellate dal pianoforte si intrecciano
con una ritmica asistolica. La chitarra di Stufano si apre la
strada ad un solo che fonde i suoni in maniera armonica controllando
ogni percussione timbrica e spargendo didascalie hendrixiane.Dear
Karol è una composizione del leader, con un approccio classico
di solo piano che vede Andrioli muoversi su cambi di timbro e
di ritmo particolarmente interessanti e in un rapporto dialettico
con il contrabbasso e la batteria degno delle più raffinate
soluzioni cameristiche. Il brano si snoda attorno alle melanconie
disegnate dal piano e sorrette dal composto drumming di Campanale.
La liricità che ne fuoriesce è struggente.Giant
Steps è una delle due cover che si ascoltano. E la si ascolta
con piacere nel fraseggio disarmante di Stufano e nel timing di
Campanale che doppia lo slappin' di Quintavalle.Le sonorità
costruite da Stufano si evidenziano tutte in Call 65-65, a sua
firma, le onde rock – anche progressive – traspaiono
e catturano l'attenzione dell'intera sezione ritmica che trova
ancora maggiore fluidità esecutiva e contamina le armonie
jazz con riff di rock puro. I suoi algoritmi, le sue incursioni
opportunamente sbavate, aprono al piano di Andrioli che disegna
archetipi monkiani, combinazioni singhiozzanti lacerate dalle
figure ritmiche di Campanale.Ed ancora Campanale colpisce per
la sua composizione dai sapori latini: Maki Papi (un calypso in
5/4). Con il pattern costruito dal piano e la chitarra che si
ritaglia il suo spazio "vocale".Il lavoro si chiude
con un evergreen: People di J. Styne. Il piano prende il posto
della voce e ben la sostituisce in ogni senso.La poliedrica valenza
di Campanale è fuor di dubbio e la si può assaporare
tutta in questo lungimirante lavoro. Sia nelle composizioni e
sia nelle esecuzioni, così come nella scelta dei compagni
di avventura, è stato più che oculato. L'interplay
colpisce così come la credibilità delle soluzioni
adottate.Da ascoltare sorseggiando un cognac d'annata.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Ugo Sbisà
Avrebbero potuto chiamarlo “Jazzerie plus one” questo
primo disco di Mimmo Campanale e non certo perché
il batterista barese sia privo della statura da leader. Scorrendo
infatti la copertina di "…Of Course!",
la prima cosa che salta all’occhio è proprio la formazione
che, fatta eccezione per l’inserimento di Nicola
Andrioli al pianoforte – peraltro ottimo solista
– ripropone praticamente l’indimenticato trio barese
che negli anni ’80 percorse con buona fortuna la strada
di un jazz profumato di fusion. E sono molte le tracce che di
quell’esperienza si colgono nell’ascolto del disco,
rievocate innanzitutto dal bell’amalgama tra le sonorità
della chitarra di Nico Stufano, un methenyano
della prim’ora, le poderose trame contrabbassistiche di
Maurizio Quintavalle e il drumming muscoloso
di Campanale, sempre memore della lezione di Peter Erskine.
Ascoltando i sette brani contenuti nel cd, è inevitabile
notare come il tempo abbia fatto il suo corso e così anche
la passione in particolare dal jazz degli Steps Ahed, appare oggi
sedimentata mentre tre musicisti, ovviamente più maturi,
dimostrano di aver portato a termine un processo di maturazione
grazie al quale possono praticare con disinvoltura il linguaggio
di un buon modern mainstream.
La tecnica e il vigore batteristico di Campanale si apprezzano
innanzitutto nei due brani che aprono il disco, Si Kar Bi Si Barak
Bi di Andrioli, costruito su un solido catenaccio ritmico e il
danzante Andrea be quiet! Di Quintavalle. Il coltraniano Giant
Steps si ammanta a momenti di inusitate fragranze latine, mentre
Call 65 – 65 di Stufano rievoca con molta devozione –
anche se forse con poca originalità – la stagione
fusion de cui s’è detto. Ancora Campanale poi firma
il solare Maki Papi!, il cui gioioso e spensierato andamento caraibico
rende piacevole l’ascolto anche a chi non è proprio
vicini al lessico del jazz.
Il solo trio di pianoforte, contrabbasso e batteria si avventura
invece tra le atmosfere spasmodiche e “sfilacciate”
di Dear Karol… di Campanale, che richiama in modo evidente
il Keith Jarrett del periodo Impulso, mentre il celebre People,
dalla colonna sonora del musical Funny Girl rivela l’estrema
ed elegante confidenza che i musicisti possiedono nei confronti
della grande tradizione del Jazz.
Un album ben costruito, in pratica, forse non avanzatissimo sotto
il profilo della progettualità, ma sempre estremamente
piacevole. Merito quest’ultimo già di per sé
sufficiente a conferirgli una marcia in più.
|